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La Fed, per fra fronte alla recente crisi, ha di tagliato ulteriormente il tasso di sconto ufficiale, portandolo all’1%. Da inizio anno i tassi sono scesi di 325pb. Ma la banca centrale americana, in questa scelta, pare essere più guidata dalle preoccupazioni dei mercati finanziari che non dalla portata della crisi del credito sull’economia reale (almeno per ora). Va detto che Bernanke & C. stanno cercando di giocare d’anticipo: ossia, anzichè attendere che i dati macroeconomici certifichino la recessione, preferiscono agire ipotizzando che le ripercussioni della crisi su livelli di occupazione e reddito saranno gravi. La Fed lo ha già fatto nel 2003, per far fronte al rallentamento dell’economia USA. Se queste mosse sono sicuramente positive per cercare di risollevare le sorti di un’economia che sembra destinata ad implodere nel corso dei prossimi mesi, il rischio è quello di sostenere ancora il Moral Hazard degli investitori, e quindi alimentare in maniera artificiosa un nuovo rally dei mercati azionari per ancora qualche mese. È quello che è successo negli ultimi cinque anni, quando, alla bolla immobiliare, si aggiunsero quella delle materie prime e dei mercati emergenti. Resta da capire quale sarà la prossima bolla (se ci sarà). Va comunque aggiunto che sia il piano Paulson, sia gli aumenti di capitali sia una politica monetaria così espansiva rischiano di essere manovre inutili, se non riparte quel meccanismo virtuoso di circolazione della moneta all’interno del sistema economico. Come dice un vecchio detto “Puoi portare il cavallo alla fonte, ma non puoi obbligarlo a bere”. Se la riduzione del tasso ufficiale di sconto non si tradurrà in fretta in una riduzione del tasso interbancario (quello che conta) saranno dolori per tutti .Nel frattempo la Fed ha decisamente finito le armi a sua disposizione. Seguendo un saggio di Gregory Mankiw del 2001, abbiamo replicato la politica monetaria americana degli ultimi 18 anni, attraverso le variabili chiavi del tasso di disoccupazione e dell’inflazione core (cioè depurata dagli effetti di componenti volatili come il petrolio). Secondo questa regola, il tasso di sconto “corretto” sarebbe attorno al 3%. Questo vuol dire che la politica monetaria è sicuramente troppo espansiva. Ma se l’economia sprofonderà in una recessione o stagnazione e se l’inflazione non è un problema (ma il problema è, e sarà, la deflazione, come io credo) allora la Fed avrà solo previsto con lucidità l’evolversi degli eventi. A questo punto la palla passa alla BCE, che dovrà decidere settimana prossima se sia la crisi o l’inflazione lo spettro che si aggira per l’Europa.

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Se si dovesse guardare al settore finanziario nel suo complesso, quale sarebbe la valutazione all’indomani della forte correzione al ribasso registrata nel corso del mese di ottobre? E come incorporare le aspettative sempre più pessimistiche, sia da parte di economisti, analisti che investitori, sul futuro dell’economia globale? Innanzitutto, va premesso che per valutare le aspettative di prezzo (Expected Return) di un’attività finanziaria, è sempre necessario guardare a diversi strumenti, così come a diversi orizzonti temporali. Per il fine di questa semplice e breve analisi ci limiteremo all’orizzonte temporale di chi vuole investire oggi per monetizzare un guadagno sul medio-lungo termine (3-5 anni). Ebbene, mi sembra che per un investitore di questo tipo le notizie siano tutto sommato buone. Infatti, pur (come tutti, del resto) non essendo certi al 100% di un rally a doppia cifra, mi pare comunque che il rischio di un investimento di questo tipo sia per lo meno asimmetrico; ossia, il guadagno potenziale supera di gran lunga il rischio di una perdita. Se infatti valutiamo il settore con un approccio di tipo top-down, possiamo vedere come esso sia sottovalutato del 50% circa! Ovviamente, tale sottovalutazione incorpora delle ipotesi ben precise: ossia che non ci sia un drastico ridimensionamento degli utili attesi del settore e che la recessione economica non sia particolarmente grave. Ma anche in questo caso, diversificando il momento di ingresso del mercato (timing) con ingressi a distanza di qualche mese uno dall’altro, si riduce in parte questo rischio. Lo strumento ideale per un investimento di questo tipo è un indice/etf diversificato; oppure la costruzione di un indice/paniere di titoli costruito ad hoc, ad esempio, per seguire il proprio Paese di riferimento.

La recente crisi finanziaria continua a mietere vittime: dopo le famiglie americane altamente indebitate è stata la volta degli istituti di credito che hanno loro prestato soldi. Ora sembra che nemmeno gli Stati, che si stanno sostituendo alle banche centrali come prestatori di ultima istanza, non siano immuni dal rischio default. Ma questo lo sapevamo già, perchè nel passato sono stati molti e clamorosi gli esempi di Paesi altamente indebitati che sono finiti sul lastrico. In questo contesto tale situazione si preannuncia decisamente più catastrofica, visto che, a quel punto, non ci sarebbero più molte porte cui bussare per farsi prestare del denaro. Ma, in mezzo a questa situazione a dir poco ingarbugliata, esistono opportunità di acquisto sui listini azionari internazionali, per un investitore che voglia guardare ad un orizzonte temporale di medio-lungo termine? Ebbene, alla luce di indici di sopra-sotto valutazione dei 10 macrosettori in cui in genere si suddividono le azioni quotate di tutti i listini, il settore industriale (che comprende beni durevoli, servizi commerciali e trasporti) appare il più sottovalutato (del 40% circa).Il settore sembra essere fra i pù penalizzati dalla recente paura di una recessione economica globale, e, probabilmente, ci sono ancora margini di un ripiegamento; ma guardando oltre l’immediato è il settore che potrebbe mostrare i tassi di crescita di margini di profitto e degli utili superiori al resto dell’economia. Inoltre, è proprio il settore che più si adatta ad un orizzonte di investimento di medio-lungo termine. Il veicolo più adatto a questo genere di investimenti, come per altri (che analizzeremo più approfonditamente in separata sede) è quello degli ETF (http://www.lyxoretf.it/), per la loro liquidità, trasparenza ed “economicità”. Sul mercato italiano è presente l’indice Lyxor Etf DJ Stoxx 600 Industrial Goods & Services, che, dai massimi dello scorso anno, ha perso circa il 60%. Questo strumento, proprio perchè rappresentativo di un indice, permette una buona diversificazione fra varie società. Per aggiungere alla diversificazione cross-section anche una diversificazione temporale, è consigliabile acquistare quote del fondo man mano nel corso dei prossimi mesi. Per essere pronti a cogliere le opportunità che si presenteranno non appena questa turbolenza sarà finita. Perchè, come dice Warren Bufett, “Se aspettate le rondini, la primavera sarà finita”

Antonio Ligori

Indici azionari globali - sopra/sottovalutazione

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